Le Borse di oggi, 1 giugno 2022. I listini chiudono deboli. Dimon: "In arrivo uragano economico" - la Repubblica

2022-06-03 19:20:58 By : Mr. Yan Steven

MILANO - Le Borse occidentali si indeboliscono verso il finale della seduta, con gli scambi che perdono quota a Wall Street: alla chiusura del mercato Ue il Dow Jones cede l'1%, lo S&P 500 perde l'1,25% e il Nasdaq l'1,3% dopo le parole dell'amministratore delegato di JP Morgan, Jamie Dimon, secondo il quale l'economia si avvia verso "un uragano", lanciando un avvertimento: "Reggetevi forte". A incidere è anche il dato sul numero di offerte di posti di lavoro, diminuito a 11,4 milioni. La tematica dell'inflazione continua poi a occupare la scena. I rendimenti dei Treasury hanno ripreso a salire in area 2,9% con la scommessa per mosse più aggressive da parte delle Banche centrali nel tentativo di contrastare i prezzi: probabile che arrivi qualche indicazione ulteriore dal Beige book della Federal reserve, che fa il punto sull'andamento della prima economia al mondo. Deboli, dunque, le Borse Ue in chiusura: Parigi ha ceduto lo 0,77% a 6.418 punti, Londra l'1,01% a 7.530 punti, Francoforte lo 0,34% a 14.339 punti e Madrid l'1,14% a 8,750 punti.

Gli investitori americani digeriscono l'incontro di ieri tra il presidente Usa Joe Biden e quello della Fed Jerome Powell. Biden ha assicurato che fornirà alla Federal Reserve tutto lo spazio e l'indipendenza necessari per combattere l'alta inflazione. L'incontro è avvenuto in vista delle prossime mosse della Fed, che a giugno e luglio dovrebbe rialzare aggressivamente i tassi di mezzo punto percentuale. Inflazione al centro dei pensieri anche per il segretario al Tesoro americano, Janet Yellen, che ha ammesso di non essere stata in grado di anticipare per quanto tempo l'inflazione avrebbe continuato ad affliggere i consumatori Usa. "Penso di aver sbagliato allora sul percorso che l'inflazione avrebbe preso", ha detto la Yellen in un'intervista a Wolf Blitzer sulla Cnn rispondendo a una domanda sulle sue dichiarazioni di un anno fa secondo le quali l'inflazione rappresentava solo un "piccolo rischio". Parole arrivate alla vigilia della decisione della Banca centrale del Canada di alzare i tassi dello 0,50% all'1,5%: una mossa, la seconda consecutiva, che era attesa dai mercati. Meno attese erano le parole da "falco" con le quali l'istituzione di Ottawa si è detta pronta ad agire anche con "più forza se necessario" per riportare l'inflazione verso il suo obiettivo del 2%.

Nel Vecchio continente si registrano gli andamenti degli indici Pmi dei responsabili degli acquisti. Nell'Eurozona, l'indicatore del settore manifatturiero è sceso al minimo da 18 mesi a 54,6 dal 55,5 di aprile, pur superando la stima preliminare di 54,4. "I produttori dell'area continuano a lottare contro i venti contrari della carenza di offerta, delle elevate pressioni inflazionistiche e dell'indebolimento della domanda in un contesto di crescente incertezza sulle prospettive economiche. I consumatori aumentano la spesa su turismo e attività ricreative", ha affermato Chris Williamson, capo economista di S&P Global market intelligence a commento dei dati. In Italia il Pmi manifatturiero è sceso a 51,9 punti, primo calo in due anni.

Borse asiatiche contrastate dopo i dati che hanno registrato un rallentamento dell'attività manifatturiera in Asia a maggio. Sebbene le restrizioni Covid siano state revocate in alcune città cinesi, l'impatto dei lockdown continua a pesare sulla fiducia e sulla domanda. Tokyo ha guadagnato lo 0,65%, sostenuta dal comparto auto, mentre Shanghai ha ceduto lo 0,13% e Hong Kong lo 0,51% nonostante nell'hub industriale più importante della Cina, dopo due mesi di drastici lockdown, le autorità abbiano avviato una graduale riapertura delle attività e dei trasporti. Da segnalare oggi il nuovo calo del manifatturiero cinese a maggio, con l'indicatore Pmi di Ihs Markit-Caixin - indice costruito sull'attività dei direttori agli acquisti - che si è attestato a 48,1 punti a maggio, dai 46 di aprile: ancora contrazione (sotto i 50 punti), ma moderata.

Tra le materie prime, il prezzo del petrolio è volatile dopo l'intesa europea per mettere uno stop a quello russo e in vista dell'incontro Opec+ di domani: il cartello ha sul tavolo come di consueto i ritmi di aumento della produzione. C'è anche la progressiva revoca delle restrizioni anti-Covid in Cina a tenere banco sul fronte energetico. Nel pomeriggio il barile di Wti prende con maggior decisione la via del rialzo dopo l'apertura del mercato americano. Il Wti sale del 2,65% a 117,32 dollari a barile, mentre il Brent avanza del 2,21% a 118,15 dollari. Intanto, fonti dell'Opec hanno negato che la riunione tecnica, che precede il meeting ministeriale in agenda domani, abbia discusso della possibile esclusione della Russia dall'accordo. La notizia era stata riportata ieri dal Wall Street Journal. A picco il prezzo del gas naturale in Europa dopo che ieri è stato fatto un primo passo al consiglio europeo per fissare un price cap ai prezzi. Sulla piattaforma olandese Ttf il contratto per luglio cede l'11% a 83,6 euro al megawattora.

Lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi resta sotto quota 200, a 199,3. Il rendimento del decennale italiano si attesta al 3,125%. Tra le valute, invece, l'euro resta in lieve calo sul dollaro ma sopra quota 1,07. Il nuovo record dell'inflazione registrato nell'Eurozona accresce le attese di un intervento da parte della Bce anche se il timore è che una stretta troppo forte possa portare a una recessione. La moneta unica passa di mano a 1,0713 dollari e migliora sullo yen a 138,72 yen. Dollaro/yen a 129,51.