I mozziconi di sigarette sono riciclabili. «Ma smettiamola di gettarli in spiaggia»- Corriere.it

2022-03-03 06:09:07 By : Ms. Bessie Lee

Mozziconi di città e mozziconi di campagna. Questa, però, non è una favola di Esopo, ma la triste realtà delle cicche di sigarette buttate un po’ ovunque. Un problema soprattutto estivo e delle nostre spiagge. A proposito: quanti sono i mozziconi sparsi sugli adorati lidi delle vacanze? «E’ impossibile quantificarlo. Possiamo al massimo ricordare che ogni giorno cinque milioni di mozziconi di sigarette invadono le spiagge di tutto il mondo. Di sicuro, è il rifiuto più ritrovato (nel Mediterraneo rappresenta il 40 per cento, seguito da bottiglie e sacchetti di plastica, e poi dalle lattine di alluminio, ndr) il protagonista assoluto del cosiddetto littering : l’abbandono, deliberato o involontario, di rifiuti di piccole dimensioni nell’ambiente», ricorda Raffaella Giugni, responsabile per i rapporti istituzionali di Marevivo, l’associazione che, tra le altre cose, da più di dieci anni si preoccupa di fornire un posacenere riciclabile ai bagnanti delle principali spiagge del Belpaese.

L’associazione Marevivo lancia una nuova campagna contro l’abbandono dei mozziconi sulle spiagge, ma anche in campagne, montagne, città. Servendosi del know-how della start up “JustOneEarth”. E dal Trentino, la start up Re-Cig promette nuova vita alle «cicche»: diventeranno plastiche per occhiali e manici di ombrelli, nel nome dell’economia circolare

E se questa estate 2021, finalmente, oltre a bagnanti e turisti sono stati coinvolti nella campagna estiva di Marevivo «Piccoli gesti, grandi crimini» — contro l’abbandono dei mozziconi nell’ambiente (in collaborazione con British American Tobacco Italia) — anche i Comuni, tramite l’adesione all’iniziativa da parte dell’Anci — oltre al patrocinio del ministero della Transizione ecologica — permane un problema di fondo: potremmo pure raccogliere tutti i mozziconi possibili (si calcola che in Italia, 14 miliardi di “cicche” finiscano ogni anno tra mari, spiagge e tombini delle nostre città), ma, a parte la destinazione finale nell’indifferenziata, che cosa ne faremo di tutti questi mozziconi?

Un milione di pezzi raccolti e sigillati

«Il nostro prossimo passo sarà proprio quello di assicurare una nuova vita ai mozziconi», risponde Marco Fimognari, fondatore, insieme a Nicola Bonetti, della start-up trentina, “Re-Cig”, il cui post, pubblicato in questi giorni ferragostani su facebook, ricorda che, dallo scorso gennaio ad oggi, sono riusciti a raccogliere più di un milione di mozziconi, tutti sigillati in contenitori ermetici per evitare dispersioni nell’ambiente. Grazie, soprattutto, agli “Smokers Point”, una serie di posaceneri speciali che sembrano dare del tu al mozzicone, riconoscendone quell’acetato di cellulosa, attraverso cui passerebbe la seconda vita del “fine sigaretta”.

Economia circolare dell’ex sigaretta

«Si tratta di un materiale che può essere impiegato nella produzione di oggetti plastici: dalle montature per occhiali ai manici di ombrelli», spiega il fondatore di Re-Cig, il cui impianto di Civezzano, alle porte di Trento, è pronto per il grande passo: recuperare i rifiuti urbani non pericolosi da mozziconi di prodotti da fumo. «Siamo alla raccolta e stoccaggio dei mozziconi, suddivisi in contenitori ermetici da 35 chili l’uno, e già da due anni abbiamo depositato un brevetto sul processo di recupero completo del mozzicone: aspettiamo solo l’autorizzazione della Provincia di Trento». Alla Re-Cig lo dicono magari ancora a bassa voce, ma sarebbero pronti, dopo la setacciatura, il lavaggio, l’essiccazione e miscelazione a caldo di ciò che resta dei filtri dei mozziconi, a proporre la nuova vita delle cicche anche in altre zone d’Italia: «Abbiamo tutto quanto l’occorrente nei nostri capannoni. Certo, per quanto riguarda la seconda fase del ciclo di lavorazione, quella dell’acqua di lavaggio da inviare ad un’azienda specializzata in depurazione, contiamo, molto presto, di dotarci di un depuratore interno», conclude Fimognari. Sicuramente una bella notizia in chiave di economia circolare, se consideriamo che i filtri, non essendo biodegradabili, diventerebbero microplastiche pronte ad inquinare le spiagge e i nostri mari per sempre. (continua a leggere dopo i link )

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Turisti coinvolti da Sorrento a Bari

Intanto, dopo anni ed estati di raccolta sulle spiagge delle cicche da parte dei volontari di Marevivo, oggi si fa sul serio. Anche perché, i risultati dello scorso anno, nel corso di una campagna pilota effettuata a Sorrento, sono stati più che incoraggianti, con il 70 per cento in meno di cicche di sigarette per strada o sulle spiagge . Merito di una campagna di sensibilizzazione di residenti e turisti che ha portato i suoi frutti e della tecnologia di precisione, in grado di fotografare il prima e il dopo di una porzione di territorio esaminato. «Lo scorso anno, abbiamo utilizzato dei droni per effettuare una mappatura precisa del prima e del dopo: in questa campagna, invece, ci serviamo della tecnologia messa a punto da una start up ». La start up della quale parla Giugni, coordinatrice di «Piccoli gesti, grandi crimini» è la start up napoletana “JustOneEarth” — fondata appena sei mesi fa da Valentina Piccioli e Massimiliano Agata — la cui sofisticata tecnologia di monitoraggio satellitare, unita ad un sistema di intelligenza artificiale, permette di interpretare e trasformare le immagini fornite dalla stazione satellitare in dati, con una precisione che tocca il 98,3 per cento. «In pratica, ci muoviamo prima e dopo la campagna di Marevivo. Per esempio, nella spiaggia di Fermo e sul lungomare di Catania, le prime due località coinvolte, siamo riusciti a toccare con mano la forza di ‘Piccoli gesti, grandi crimini’: a Fermo, prima del nostro monitoraggio, c’erano 10 mila mozziconi per terra, ma dopo due settimane di rilevamenti, è stato registrato l’80 per cento di mozziconi in meno », ricorda Piccioli.

A Catania , il monitoraggio terminerà il prossimo 17 agosto: «Ci assesteremo intorno al 20 per cento in meno di mozziconi: ma per Catania occorre ricordare che non è stato possibile chiedere una collaborazione continua all’azienda municipalizzata locale, coinvolta nell’emergenza incendi di queste ultime settimane». E se gli algoritmi, frutto della elaborazione dei dati raccolti ogni sette giorni dalla rete Copernicus (i satelliti dell’Esa) non sbagliano di una virgola, sono semmai gli inconvenienti tecnici, qui giù, sulla Terra, a creare piccoli, grandi intoppi nell’individuazione dei mozziconi: «Il Comune di Fermo, per ripulire le spiagge utilizza una macchina che rimuove i rifiuti ma non setaccia le cicche, così come a Catania, la presenza di buche e buchette nell’asfalto del lungomare, favorisce l’inserimento dei mozziconi». Intanto, dopo Fermo e Catania, la campagna di Marevivo si sposta nel Circeo, in queste settimane, e a settembre arriverà a Bari . Per poi ricavare un report finale il prossimo novembre. Chiudiamo con la solita annosa domanda: ma sarebbe possibile quantificare il numero dei mozziconi abbandonati sulle spiagge italiane? «Non è impossibile: con mezzo milione di euro il nostro know-how tecnologico potrebbe riuscirci: ci hanno appena invitati in Grecia per provare a fare una cosa del genere», rispondono i fondatori di JustOneEarth.