L’allarme microplastiche è ormai globale, non vi è regione del globo dove questi piccoli e pericolosi frammenti plastici non siano stati rinvenuti. Chi mi segue con costanza, sa quanto mi stia a cuore la prevenzione dell’inquinamento da plastica, anche con piccole azioni quotidiane – dalla scelta delle confezioni per gli alimenti fino al bucato in lavatrice – che possono fare la differenza per l’ambiente. Eppure, quando si parla di microplastiche sono poche le armi che rimangono a nostra disposizione, poiché non solo non le notiamo data la loro ridottissima dimensione, ma nemmeno ci accorgiamo di produrle.
Ma cosa si intende davvero per microplastiche, dove sono state rinvenute e, soprattutto, quali sono i loro possibili effetti sugli ecosistemi e la salute? Di seguito ho cercato di raccogliere per voi le informazioni più aggiornate su un problema ormai diventato di strettissima attualità.
Quello delle microplastiche è un problema balzato su tutti i media internazionali in tempi relativamente recenti: negli ultimi anni, è molto probabile che a tutti sia capitato di sentirne parlare almeno una volta. Eppure si tratta di una questione che ha origini ben più remote, ovvero dalla stessa invenzione della plastica.Con il termine microplastica ci si riferisce infatti a piccoli frammenti – delle vere e proprie microparticelle – di materiale plastico. In genere, si considerano all’interno di questo gruppo dei pezzi di plastica di dimensione anche minore al millimetro, tanto che spesso sono addirittura micrometriche e, quindi, non riconoscibili dall’occhio umano.Tali particelle possono essere suddivise in due grandi gruppi:
Date le loro dimensioni infinitesimali, è davvero difficile rendersi conto della loro presenza. Tanto che non ci accorgiamo di spargerne grandi quantità nell’ambiente, con le nostre comuni attività quotidiane.
Poiché molto leggere e volatili, le microplastiche possono essere facilmente trasportate dal vento oppure dai corsi d’acqua, percorrendo così anche migliaia di chilometri dai luoghi in cui sono state effettivamente generate. Tanto che, secondo diversi studi, sarebbero addirittura ubiquitarie: non vi sarebbe infatti nessun luogo della Terra privo di questi frammenti, nemmeno i disabitati Poli.
Per aiutarvi a comprendere quanto enorme sia questo problema, è sufficiente sottolineare come le microplastiche siano presenti anche in luoghi che, almeno nell’immaginario comune, vengono considerati praticamente incontaminati, privi d’inquinamento:
Ma non è tutto: sapete, ad esempio, che ormai regolarmente il Gran Canyon statunitense è colpito da piogge di microplastica, trascinate dai venti e prodotte anche a migliaia di chilometri di distanza?
Proprio poiché ormai ubiquitarie, le microplastiche contaminano tutti gli ambienti. E potrebbero avere degli effetti preoccupanti sia sulla tenuta degli ecosistemi che sulla salute umana. Un rischio dovuto principalmente a due fenomeni:
Entrate a contatto con l’ambiente, le microplastiche possono alterare non solo l’alimentazione della fauna ittica, ma anche limitare lo sviluppo di specie vegetali marine, di alghe e plancton specializzati nella produzione di ossigeno, nonché danneggiare la barriera corallina.Sono invece circa 74.000 le particelle di plastica che ogni singolo individuo respira o ingoia l’anno, pari a circa 5 grammi alla settimana. Ma sono davvero dannose per la salute? Al momento gli studi sono ancora in corso, ma sono già emersi elementi importanti:
Ma come possiamo difendere il Pianeta, e di conseguenza anche la nostra salute, da questa minaccia ormai ubiquitaria? Purtroppo, non possiamo agire retroattivamente: al momento non esistono tecnologie efficienti per raccogliere le microplastiche già presenti nell’ambiente, date le loro dimensioni microscopiche. Possiamo solo muoverci in prospettiva, impedendo la produzione di nuove unità:
Queste sono solo alcune delle azioni che possiamo mettere in pratica sin da oggi per ridurre la microplastica: può sembrare poco, ma per il Pianeta e la nostra salute farà la differenza!
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